ARCANGELI PACIFICO Capitano Tenente ( Artiglieria , 40° reggimento artiglieria da campagna ) luogo di nascita: Treia (MC) Data del conferimento: 23- 10- 1921 R.D. alla memoria. Motivo del conferimento: Eroica figura di sacerdote e di soldato, durante cruento combattimento, ottenuto, dopo viva insistenza, di unirsi alla prima ondata d’assalto, slanciavasi, munito soltanto di bastone, alla testa dei più animosi, giungendo per primo sulla trincea nemica. Colpito mortalmente al ventre da scheggia di granata, incurante di sè, rimaneva in piedi, appoggiato ad un albero, ad incorare i soldati. Trasportato a viva forza al posto di medicazione, sebbene morente, consolava, con stoica virtù, gli altri feriti e spirava glorificando e benedicendo la fortuna delle nostre armi. Monte Grappa, 6 luglio 1918. Note: —- Nato a Treia (Macerata) il 14.3.1888.
Monte Grappa 06 luglio 1918
Arcangeli Pacifico
BIANCHI EMILIO Ancona, soldato reggimento genio, n. 8080 matricola.
Sempre primo ove più grave era il pericolo, raggiungeva, sotto violento fuoco, la trincea nemica. Colpito da una granata avversaria che gli asportava la gamba sinistra, con mirabile sangue freddo estraeva dalla tasca un coltello, e, tagliando i lembi della carne sanguinante, alzava nella mano destra la gamba mozzata, gridando parole magnifiche d’incoraggiamento ai proprii compagni. Rivoltosi poi al proprio ufficiale, esclamava: “Viva l’Italia”. Il giorno seguente perdeva la vita.- Hudi Log. 24 maggio 1917
 Bianchi Emilio
BUROCCHI GIOVANNI Alla memoria. Fulgido esempio di incomparabile fermezza e del più elevato sentimento del dovere, di scorta con un solo compagno ad una nave mercantile che in seguito ad audace colpo di mano era stata costretta a cambiare rotta, replicatamente fatto segno, quale capo servizio, a intimidazioni e minacce anche armata mano da parte dei ribelli, con contegno calmo, deciso ed eroico si dichiarò disposto ad affrontare come affronto difatti anche la morte piuttosto che venir meno alla ricevuta consegna. Fiume, 3 ottobre 1919  Burocchi Giovanni
CORRIDONI FILIPPO Soldato volontario e patriota instancabile, col braccio e la parola tutto se stesso diede alla Patria con entusiasmo indomabile. Fervente interventista per la Grande Guerra, anelante alla vittoria, seppe diffondere la sua tenace fede fra tutti i compagni, sempre di esempio per coraggio e valore. In testa alla propria compagnia, al canto di inni patriottici, muoveva fra i primi e con sereno ardimento all’attacco di difficilissima posizione e tra i primi l’occupava. Ritto con suprema audacia, sulla conquistata trincea, al grido di “Vittoria! Viva l’Italia” incitava i compagni che lo seguivano a raggiungere la meta finché cadeva fulminato da piombo nemico. 23 ottobre 1915 sul Carso.  Corridoni Filippo
CUCCHIARI GIOVANNI Costante fulgido esempio di valore e di tenacia, incaricato, con altri, del taglio dei reticolati nemici, si dirigeva verso i reticolati stessi con indomito coraggio e ne iniziava il taglio, servendosi delle pinze. Fatto segno, da vicino, a violento fuoco, che gli spezzava le pinze fra le mani, si manteneva calmo e saldo al proprio posto finché non gli fu ordinato di arretrarsi. Dopo circa un’ora, pur sapendo che l’avversario era sempre vigile, usciva con un’altra pattuglia a ritentare la pericolosa operazione, e primo fra tutti, con impareggiabile ardimento raggiungeva i reticolati, togliendo dagli stessi un campanello d’allarme. E benché non ancora raggiunto dai compagni, iniziava nuovamente ed intrepidamente il tagli dei fili e continuava nel suo eroico tentativo, finché colpito da una nutrita scarica di fucileria nemica vi lasciava gloriosamente la vita. 24 giugno 1915 sul Pod gora
MERELLI RAFFAELE Uscito volontariamente dalle trincee, si spinse fino in quelle del nemico, riportandone utili informazioni. Nell’assalto, trascinò con impeto travolgente il suo plotone, nonostante il sangue che perdeva, continuò il combattimento fino a conquistare la seconda linea avversaria; colto da svenimento ebbe la forza d’animo di reagire, e, visti alcuni sbandati del suo plotone, li raccolse, rianimò e ricondusse all’assalto di nuove posizioni, finchè, colpito ancora e mortalmente, ai soldati che lo soccorrevano gridò: “Avanti ragazzi, chè oggi è una bella giornata pel reggimento,” e cadde mentre i soldati completavano la vittoria Merelli Raffaele
MICHELINI-TOCCI FRANCESCO Educato ai più nobili ideali, ebbe ancora giovinetto, sicura coscienza e ferma fede nei gloriosi destini della Patria. Ogni suo pensiero ed ogni sua azione furono un inno all’Italia, principio e fine del suo vivo amore. Nominato ufficiale degli alpini esultò di poter dare forza col braccio alla sua fede ed alla prima prova col nemico, comandante di una ondata di assalto contro una formidabile posizione, conduceva con grande slancio e sprezzo del pericolo i suoi soldati, nonostante l’inteso fuoco avversario di mitragliatrici e di bombe a mano, producendo gravissime perdite. Costretto ad una prima sosta, raccolti i superstiti si slanciava nuovamente all’assalto e giungeva primo sulla trincea nemica, ove cadeva eroicamente, rifiutando il soccorso dei suoi soldati e rincuorandoli, dicendo loro: “Non pensate a me…. avanti alpini, ci sorride la vittoria!”. Fulgido esempiom di alte virtù civili e militari.  Michelini - Tocci Francesco
NICCOLAI EUGENIO Con irresistibile slancio, alla testa della propria compagnia, si impadroniva di una importanta posizione, facendovi numerosi prigionieri e catturando armi e munizioni. Assunto, quindi, il comando di un battaglione, il cui comandante era stato ferito, continuava nella intelligente e ardita sua opera con unità di concezione e con affascinante valore. Ferito al viso e ad una gamba di schegge di granata a mano, incurante di se, non si allontanava, unico capitano superstite, dal suo posto di combattimento. Nei giorni successivi, sempre infaticabile ed imperterrito, validamente contribuiva a mantenere linee estremamente esposte ai tiri avversari, infondendo, con vibrante parola e fulgido esempio, fede e coraggio ai suoi dipendenti. Marciava infine ad un nuovo attacco, primo fra i primi, raggiungendo nuove posizioni, sulle quali, colpito ancora dal piombo nemico, immolava gloriosamente la vita.  Niccolai Eugenio
VELLEI SINIBALDO Costante e fulgido esempio di valore, di tenacia e d’ogni più alta virtù militare durante le precedenti azioni, entrò, per primo, alla testa del suo plotone in un trinceramento nemico, facendovi prigionieri e conquistando armi e materiali. Ferito una prima volta non si ritrasse dal combattimento; nuovamente e più gravemente ferito continuò ad incitare i suoi alla lotta, fino a quando cadde gloriosamente sul campo.  Vellei Sinibaldo