Dal Piave alla prigionia(Stralci dal libro Dal Piave alla prigionia. L’odissea del soldato Settimio Damiani. Gennaio 1914 – Agosto 1919 di Alessandro Gualtieri e Giovanni delle Fusine)

Settimio Damiani da Acquaviva Picena, classe 1890, di professione contadino, emigra negli USA nel 1909 insieme al fratello Achille e si stabilisce a Chicago Heights come tutti gli emigranti della zona del Piceno. Nel 1913, insieme al fratello, richiede e ottiene la cittadinanza americana. Nel 1914 torna in Patria per la chiamata alle armi della classe 1890 ma, non riuscendo a presentarsi al distretto militare nella data fissata, viene punito con alcuni mesi di carcere e poi spedito direttamente in prima linea.

Durante i suoi quattro anni di guerra scrive un diario e la racconta in diretta dalla trincea: uno storico documento lontano dai bollettini ufficiali, fedele ai sentimenti umani della tragedia vissuta dai nostri fanti nella Prima Guerra mondiale.

Nel gennaio del 1919 viene liberato dalla prigionia, nel 1920 viene definitivamente congedato con il riconoscimento di “aver servito la Patria con fedeltà e onore”. Torna negli Stati Uniti d’America dopo aver sposato Federica Silenzi dalla quale avrà tre figli. Muore il 1° gennaio del 1979 all’età di 89 anni.

Il nipote Tim, che più volte aveva ascoltato le storie della guerra raccontate da Settimio, scopre fra le vecchie cose del nonno un diario e si rivolge ad Alessandro Gualtieri e Giovanni Dalle Fusine per tradurlo e pubblicarlo: ne verrà fuori uno straordinario testo di storia della Prima Guerra mondiale.

LA VITA IN TRINCEA

Il giorno 15 luglio il mio plotone fu comandato dun posto avanzato, giunti colà cera un diecina di cadaveri, che non si poteva resistere per il puzzo, fui comandato io con dieci soldati a seppellirli, fortuna avevo dei buoni soldati che erano molto coraggiosi, gli levarono gli oggetti, in tasca e un centinaio di franchi, poi andai dall’amministrazione ah consegnarli, mi dovetti applicare la maschere per il gran puzzo. Poi si levò una pioggia che divinne tutto bagnato, poi mise un telo da tenda sopra una roccia nella mia trincea, ma lacqua passava ugualmente e un gran soffrire. Ad un tratto mi passa una terribile granata rasente al capo, picchio a 5 metri distante dun proiettile di 305 prolungato, fa buca di circa 10 metri quadrati, fortunatamente ringrazio il Signore ah trovato il morbido, mi alzo ricoperto di terra, senza farmi nulla. Alla sera viene ordine di rotolare mantellina e tenersi pronti per avanzare: il primo plotone partì avanti per tagliare reticolati, fortuna che non gli riuscì a tagliare i reticolati l’avanzata fu sospesa, tutta la mattina tremai di freddo, i piedi non poteva resistere, meglio morire che soffrire di tale maniera».
«Appena giunto al trincerone costituito di cemento armato, sebene picchia sopra la trincea non puole sfondare, dentro ce tutte le comodita, buche per fucili e mitragliatrici (per buche Damiani intende feritoie rivolte alle linee nemiche – n.d.a.). Questo fronte e pure calmo, vanzate non se ne fanno, è informidabile queste montagne. Tutti i giorni si fanno lavori di rafforzamenti e trasportare retticolati alla linea, la Valsugana e foderata tutta di retticolati. Talvolta debbo andare di battuglia, il quale la Vigilia di Natale in contro il mio turno con la squadra ah mezza notte quando nacque il Bambino, trovandomi vicino alla linea nemico, sentivo sonare il campanello e diceva l’orazione gli Austriaci, io mi rallegrai assentire borbottare gli austriaci pensai questa notte e sicuro che non spara un colpo di fucile, infatti non ci fu un colpo. Solo razzi illuminosi e riflettore.«Appena giunto sotto la quota la mia Compagnia destinato a portare munizioni il fuoco di artiglieria e incessante i camminamenti che sono profondi due metri e un passaggio insopportabile. Ogni tanto bisogna sostare per fare passare barelle con feriti, qualche piede scivola sopra ai corpi umani, caduti mortalmente, sopra non si puo salire e scoperto. È un vero terrore: puzzo dei morti insopportabile. Non credevo che il Carso cera una lotta tanto accanito. La nostra offensiva prosegue. Il giorno 26 maggio il mio Battaglione spostamento alla trincea di partenza, in certi punti si marcia di corsa veloce, il nemico batte senza sosta, spari anche granate con gassi asfizianti, si trovo vari compagni morti dentro ai camminamenti colpito con gassi divenuti colore dello zolfo.

Settimio Damiani
Settimio Damiani

LE FUCILAZIONI

Il giorno 25 settembre ordine della 61^ Divisione che tutte le notti la centuria deva andare a costruire camminamenti alla parte di Selo.Tutte le sere prima di partire viene la febbre. La strada di Selo tutta la notte e una tempesta di granate, strappen di tutti i calibri. Il 2 ottobre il comando della 61° Divisione al vallone condannò 3 soldati del genio alla fucilazione alla schiena per reato di diserzione. Io trovandomi ah poca distanza, li viddi fucilare. Parecchi miei compagni andiede a vedere, io non ebbe coraggio. Il giorno cinque ottobre due soldati da fucilare uno del mio Reggimento e uno del 32° Fanteria, il comandante della Divisione diede ordine che ogni Battaglione deve dare una Compagnia di picchetto armato per assistere il tribunale straordinario di guerra, il quale incontrò alla mia Compagnia, eravamo una decina di Compagnie scherate torno al tribunale, mentre il cannone piombava vicino, con dieci minuti gli lesse la condanna: in nome di Dio e per volontà della Nazione i soldati tal di tali e condannato alla fucilazione alla schiena per reato di diserzione più volte contro il nemico. Quelli poveri disgraziati erano avanti al tribunale con quattro carabinieri, si misero a piangere gli chiesero perdono preferendo di restare durante la guerra alla prima linea, purché non essere fucilati. Non li scoltarano per nulla a fatto, io mi di sentirli urlare. Poi il giudice fice una morale a noi tutti ch’eravamo assistere il tribunale, disse: e per la seconda volta il comando della 61^ Divisione.
Con pena al cuore deve avvenire coteste cose? Vedete vicino annoi quanti caduti ci sono? quanti camposanti di valoroso? Anche noi dobbiamo fare il nostro dover, quindi raccomando che non avvenga più, di combattere tutti valorosamente per la patria.
Sciolsero il tribunale e comando due squadre di soldati per fucilare quei poveri, il quale comando due soldati della mia squadra, e li portarono sotto una collina a fucilare. Io non volevo assistere la fucilazione, tornavo in baracca ma fui richiamato dal mio comandante dovetti andare. Avanti di fucili si confessarono dai cappellani dei Reggimenti 31° e 32^ Fanteria, i preti li confessarono, gli ficero coraggio e gli scrisse una cartolina alla lore famiglie, baciarono i Cappellani e fra lori due. Un tenente gli mise… [una benda] agli occhi. Gli ficero sedere in una trincea, un capitano del 139° Fanteria subito ficero… i preti e i carabinieri e diede il comando di far fuoco, al primo colpo li flagellarono. Io con i miei compagni tutti commossi tornando in baracche, mangiassimo il rancio melanconico. Il 31^ Fanteria in seguito a quindici giorni di riposo a S. Pietro torna al medesimo settore››.

 

Stralcio del diario di Settimio Damiani
Stralcio del diario di Settimio Damiani

CAPORETTO: LA DISFATTA E LA PRIGIONIA

Dun tratto il nemico la bombarda ove dun momento la ridotto un macere con parecchi feriti e due morti. Circa le ore 10 del giorno 27 ottobre avvicinandosi presso la linea con un denso fuoco e avanzava con mitragliatrici alle spalle, noi contrattaccassimo un terribile fuoco ma senza un pezzo di cannone, io solo sparai 64 pallottole e due pedardi. Vedevo avanzare alo scoperto, anche di loro rimasero parecchi morti. Al pomeriggio il fuoco fu più terribile i tedeschi era arrivati a 10 metri dalla linea. Io vedevo dalla destra e sinistra sventolare fazzoletti segnale d’arrendersi. Vedendo tutto questo già era fra le mani del nemico: Scappai dalla linea, purchè rischiando il pericolo non volevo arrendermi. Fuggi lungo il vallone ove il cannone alzava sempre più i tiri, parecchi feriti chiedeva soccorso. Appena arrivato presso il paesetto percorso circa mille metri trovai una fila di tedeschi. Ove all’istante non credevo che mi era accerchiato, pensai forse sarà nostri prigionieri? Seguitavano d’andare avanti, un tedesco mi piantò un fucile davanti al petto mi diceva di buttare le armi. Allora appena accortomi dell’accerchiamento buttai le armi…Il 1° Battaglione del 31° fanteria eravamo tutti prigionieri…

…Mi sfamai un pò, a notte principiò la pioggia, io oh rimasto prigioniero con la camicia e mutande de tela senza cappotto, senza coperta, mi bagnai tutto, tremavo sotto una pianto come una foglia, pensavo: non son morto con tante battaglie riportate forse in prigionia mi incontrerò a lassar la vita. Verso la mezzanotte fortuna si sentiva una voce: i prigionieri vadono dentro a quella chiesa, infatti si entrò colà e mi riscaldai un pò, ma era ancora troppo zuppo non avevo nulla per coprirmi. Poi la mattina del 28 ottobre ci radunò a tutti e si parti la pioggia insistiva, un goccio di caffè non lo danno. Arrivò verso mezzo giorno non cera speranza di dare un pezzo di pane fortuna avevo un pezzo di galletta me la divorai in un attimo, si prosegue la marcia, dove ci porteranno questi farabutti? Si fice notte e non si sapeva dove si va. Verso le ore 23 ove colà cera un’altro drappello di prigionieri, la pioggia proseguiva, ero divenuto bagnato come pesce, fame e freddo mi divorava, e meglio morire che soffrire in tale maniere. Circa tre ore si restò fermo sopra un ponte. Poi viddi una luce in campagna, andai di corsa colà ove cera un gruppo di prigionieri accumulati, era acceso il fuoco, così mi riscaldai un tantino anchio, ad un tratto arrivò una squadra di sentinelle […] Si deve proseguire la marcia, i piedi non me li sentivo più, il dolore era forte, avevo […] di sacco per calze, mi scappava sangue. Dopo camminato altri due tre chilometri, mi buttai a terra, i tedeschi che passava mi voleva far andar avanti, io piangevo, gli facevo capire che non avevo più forza dandare avanti, dopo tanto passo un’altro tedesco mi ebbe un pò di compassione e mi mandò dentro una chiesa rovinata ove cera altri diecina di prigionieri alle mie condizioni, poi andassimo in giro per la chiesa si trovò delle gasse e si accese il fuoco, tutta la notte mi riasciuttai bene, la mattina riprese la marcia, riscontravo Battaglione tedeschi armati con materiali e quadrupedi catturato all’Italia. Ah noi prigionieri ci fanno passare in campagna nella strada principale non ci fanno passa, per avere più… i suoi movimenti. Ad un tratto una carretta con quattro cavalli si affonda una ruota, noi prigionieri eravamo a guardare. Allora un ufficiale tedesco sfodera la rivoltella, voleva sparare contro di noi, alloro noi vedendo tutto ciò si accorse a dare aiuto, eravamo venti circa a spincere la ruota non si faceva forze per uno.
…Il giorno 31 giunto al campo ove cera altri tre mila prigionieri, ove cera retticolati dintorno, li altri compagni… più di noi non si aveva fiato per parlare. La fame è insopportabile. Finalmente si sentono voce che danno da mangiare. Infatti al pomeriggio ci da una scattola di carne e una pagnotta in tre. Il pane e nero e duro, ma se fosse sassi si mangiava lo stesso. La fame e grande e ci fa andare ancora in dietro mangiando, io per il dolore dei piedi non mi sentivo dandare avanti, camminai fino a notte forzatamente. Poi mi buttai sopra un fianco non cera strada buona, fortuna trovai un buon tedesco e mi ebbe un po’ di compassione, mi portò in una baracca ove ci riposai tutta la notte. La mattina vinne due sentinelle a mandarci via, passo un altro drappello di prigionieri e mi accodai, principiò a ripiovere. Trovai un pezzo di carta […] e mi coprì un pò, la fame superava. Mi buttavo per i campi come un uccello a mangiare radici, il posto di tappa non si sa nulla, ogni tanto le sentinelle spara fucilate a prigionieri che s’allontana dalle file.
In un paese ci si ferma un po’ credevo che ci dava un pò di mangiare, invece ci piantò nella strada e loro che ci accompagnavano andarono a mangiare, allora noi tutti scappassimo per le famiglie se ci dava un tozzo di pane, anzi era un paesetto di persone buone, ma gli era tolto il pane e altre privazione. lo con altri due prigionieri trova lunica famiglia austriaca che mi diede una gavetta di mele e di radici, e una bambina mi diede una sigaretta, io per ricompensarla volevo dargli due lire, non le volle. Mi sembra che abbia dato tutto il mondo, così prosegui la marcia un pò meglio. Finalmente si fice notte e vidde diverse luce… Cera centinaia e centinai di gruppi prigionieri e così sperando che dava qualcosa da mangiare, stai un,ora sospirando per un pò di qualcosa, per me non ci arrivò perchè era in fondo, così soffrire. Poi andai anchio associarmi dun gruppo di prigionieri per riscaldarmi un pò, ma la pioggia proseguiva, non cera posto di ricovero, purchè rischiando il pericoo salii più volte in alto alla tettoia a tirar fuori le assi per accendere il fuoco, le mitragliatrici era circondato nel campo, ogni tanto faceva una scarica, e tanti ne son morti per essersi allontanati per schiantare un pezzo di asse. So di tanti compagni rimasti prigionieri del Battaglione, mi ritrovai solo con un siciliano, e questo povero diavolo peggio di me. Se cacciato la maglia, venduta ad un prigioniero russo per duecento cinquanta grammi di pane, mi usciva gli occhi da fuori a vedere quel pane. La fame mi divorava, il freddo ripassava le vene, la pioggia insisteva.
…Il giorno 2 novembre prima tappa in una stazzione austriaca ove mi paso cavoli in brodo e 200 grammi di pane nel risalire in treno andai nel vagone coperto. Si stava stretto come sardine, ogni momento si sentiva… chi buttava una bestemmia chi gli faceva male un braccio chi una gamba, i pidocchi tormentavano, i tedeschi chiusero i vagoni per non farci scendere dalla stazione. Facevano anche i bisogni nel treno… ci tratta peggio di bestie cosa che mai si poteva credere. Il 5° giorno di viaggio giunto in territorio germanico, ove ci portò al paese in uno stabilimento a fare un bagno, poi diede un po’ di farinaccia con un pezzetto di pane, e mezza gavetta… tè, poi nel ritornare… prendere il treno molti prigionieri non ritrovano le scarpe, deve andare scalzi, si entra 60 prigionieri per ogni vagone bisogna sopra uno sopra l’altro.
Il giorno 6 novembre a sera finalmente giunto al posto destinato. Ammattina accantonate nelle baracche, ove in detto paese sono prigionieri di varie nazioni, francesi, russi, inglesi e belgi e un gran…per dormire si sta discreti ce pagliaricci e coperta. Il mangiare e poco e cattivo anche la germania trattano male i prigionieri. Alla mattina danno una mezza… chiamato caffe fatto con erba senza zucchero. A mezzogiorno… alla sera un altro mescolo di farinaccia che puzza di petrolio e due cento grammi di pane nero per la gran fame si mangia tutto. Alla sera si va in pagliariccio sempre affamato. Alla sera quando arriva la distribuzione del pane passiamo in riga ci fanno gelare di freddo si aspetta un’ora e due… fuori dalla baracche. Poi arriva il pane da una pagnotta di due chili diviso in dieci prigionieri. Nel dividere il pane ci nasce sempre barufe perchè la reazione differisce di qualche grammo uno dall’altra, e si prende gli accidenti chi taglia il pane››.
«In questo concentramento sarà circa mille baracche internati prigionieri di tutte le nazioni. Più male che stanno gli Italiani. Bisogna la sera di mettere le scarpe sotto il capezzale del pagliericcio, perche ci sono compagni delinquenti la notte non dormino e rubano poi le vendono ai Francesi per un pezzo di pane o gallette. I Francesi che siami di sangue latino invece di averci compassione se puole ci leve anche il sangue, lori da molto tempo sono prigionieri, molti sono adibiti ai servizi di rifornimenti viveri stanno bene non soffre fame, potrebbe ricoverare alcuni. Invece tutt’altro. Cianno… miliaia d’Italiani con oro e indumenti. Io avevo solo una penna stilografica, lo data via per due gallette. Non mi basta di soffrire fame, anche il freddo non divora, ciò solo mutante e camicia di cotone. Un bel giorno mi vinne un pensiero di tagliare la coperta, il quale ci fice una maglia, un berretto, e un paio di pezze da piedi. Approfittai lassenza dei tedeschi per tagliarla, fortuna anche avevo un paio di calzetti laceri, così tirare via un po’ di cotone per cucire.
Fortuna il 16 dicembre ci chiama 200 prigionieri e ci fanno andare alla stazione. Ci fa attendere il treno per quattr’ore, con un freddo insopportabile, la neve fioccava e ci ragruppassimo… trenta quaranta prigionieri uno sopra l,altro per scaldarci. Il giorno 17 dicembre giunto al forte di cemento armato presso Strasburgo, in atteso per il lavoro, ci sono anche molti prigionieri russi e rumeni fortuna il mangiare qua migliorato un pò». (Settimio Damiani parla di Strasburgo (in Germania), mentre in realtà egli si trova nel castello Festung Hohensalzburg di Salisburgo-Austria-N.d.a.).

SOLIDARIETÀ FRA LAVORATORI

Al giorno 26 dicembre mi portò a lavorare ove mi incontro a vuotare un vagone di carbone in due prigionieri. In questo stabilimento ove io sono destinato ci lavora tre mila operaio e 150 prigionieri. Ci danno una marca al giorno, cianno divisi varii gruppo e secondo il mestiere si lavora in siemi con i borghesi. Il mio lavoro e questo: alla mattina impasto con la macchina il carrello di terra, poi col carello lo porto alla fornace, poi con un borghese aiuto a stenderla dentro. Spacca le legne, e talvolta aiuto a trasportare ferro alla fornace. I borghesi di questa fonderia mi vogliono bene, io gli faccio dei lavori per dippiù, loro da casa mi portano tutte le mattina qualcosa, volte patate, volte pezzi di pane e varii volte alla settimana di latte o cibo che mangiano loro, io quanto i borghesi mi danno questi viveri mi li mangio di nascosto dall’altri compagni. Questi soldi che prende del lavoro li spende tutti di continuo.

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