Da sinistra: Giordano Granzarolo, Girolamo Allegri, Antonio Locatelli, Natale Palli, Gabriele D’Annunzio, Pietro Massoni, Aldo Finzi, Ludovico Censi
Da sinistra: Giordano Granzarolo, Girolamo Allegri, Antonio Locatelli, Natale Palli, Gabriele D’Annunzio, Pietro Massoni, Aldo Finzi, Lodovico Censi

La mattina del 9 agosto del 1918, alle 5:50, dal campo di aviazione di San Pelagio (Due Carrare in provincia di Padova) partono undici apparecchi. Tre velivoli dovettero atterrare appena partiti per ragioni tecniche, mentre un quarto fu costretto ad atterrare per noie al motore sul campo di Wiener Neustadt. Il pilota incendiò l’aereo prima di essere catturato.

Alle 9:20 la pattuglia di otto aerei, comandata dal maggiore Gabriele D’Annunzio, è sul cielo di Vienna e inonda la città con 400mila volantini, 50mila con un testo scritto dal poeta:

“In questo mattino d’agosto, mentre si compie il quarto anno della vostra convulsione disperata e luminosamente incomincia l’anno della nostra piena potenza, l’ala tricolore vi apparisce all’improvviso come indizio del destino che si volge. Il destino si volge. Si volge verso di noi con una certezza di ferro.

È passata per sempre l’ora di quella Germania che vi trascina, vi umilia e vi infetta. La vostra ora è passata. Come la nostra fede fu la più forte, ecco che la nostra volontà predomina e predominerà sino alla fine. I combattenti vittoriosi del Piave, i combattenti vittoriosi della Marna lo sentono, lo sanno, con una ebbrezza che moltiplica l’impeto. Ma, se l’impeto non bastasse, basterebbe il numero; e questo è detto per coloro che usano combattere dieci contro uno.

L’Atlantico è una via che già si chiude; ed è una via eroica, come dimostrano i nuovissimi inseguitori che hanno colorato l’Ourcq di sangue tedesco. Sul vento di vittoria che si leva dai fiumi della libertà, non siamo venuti se non per la prova di quel che potremmo osare e fare quando vorremo, nell’ora che sceglieremo.

Il rombo della giovane ala italiana non somiglia a quello del bronzo funebre, nel cielo mattutino. Tuttavia la lieta audacia sospende fra Santo Stefano e il Graben una sentenza non revocabile, o Viennesi. Viva l’Italia!”. [1]

Il testo di D’Annunzio venne giudicato mancante di efficacia, nonché impossibile da rendere correttamente in tedesco. Un nuovo testo stampato in 350mila copie, tradotto in tedesco, venne redatto da Ugo Ojétti, scrittore e giornalista italiano (Roma 1871 – Firenze 1946):

VIENNESI!
Imparate a conoscere gli italiani.
Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà.
Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne.
Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni.

VIENNESI!
Voi avete fama di essere intelligenti. Ma perché vi siete messi l’uniforme prussiana? Ormai, lo vedete, tutto il mondo s’è volto contro di voi.
Volete continuare la guerra? Continuatela, è il vostro suicidio. Che sperate? La vittoria decisiva promessavi dai generali prussiani? La loro vittoria decisiva è come il pane dell’Ucraina: si muore aspettandola.
POPOLO DI VIENNA, pensa ai tuoi casi. Svegliati!
VIVA LA LIBERTÀ!
VIVA L’ITALIA!
VIVA L’INTESA!

Il volantino con il testo di Ugo Ojétti
Il manifestino con il testo di Ugo Ojétti

La missione della pattuglia aerea “La Serenissima” era pienamente riuscita ed ebbe un forte impatto mediatico sulla popolazione di Vienna, sull’insieme dell’Impero austro-ungarico già fiaccato da una lunga e sanguinosa guerra. Anche in Italia vi fu una eco straordinaria per l’audacia della missione, il coraggio dei piloti, il livello tecnico raggiunto dall’aviazione nazionale e per la popolarità di Gabriele D’Annunzio che ne era stato il comandante.

 

Vienna, gli aerei lanciano i manifestini da 800 m. di quota. In alto a destra riconoscibile la cattedrale di S. Stefano. Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Volo_su_Vienna
Vienna, gli aerei lanciano i manifestini da 800 m. di quota. In alto a destra riconoscibile la cattedrale di S. Stefano. Da: http://it.wikipedia.org/wiki/Volo_su_Vienna

Ludovico Censi [2] nasce a Fermo il 21 maggio 1895 da una nobile famiglia, presta servizio come ufficiale di cavalleria, ma allo scoppio della prima guerra mondiale si arruola con il grado di tenente dell’aviazione militare; partecipa a diverse azioni di guerra e si distingue per la sua abilità e il suo coraggio di pilota, qualità che gli valgono una Medaglia d’Argento e una Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

Medaglia di bronzo al valor militare
Pilota da caccia ardito e volenteroso, con sei mesi di servizio alla fronte, compiva numerosi voli di guerra e cooperava all’abbattimento di due aerei nemici. – Cielo del Piave e del Brenta, 14 dicembre 1917; 7 giugno 1918: Col d’Astico e Monte Asalone, 17 marzo 3 maggio 1918.

Medaglia d’argento al valor militare
Superando ogni precedente ardimento con magnifico volo affermava su Vienna la potenza delle ali d’Italia, esempio meraviglioso di fede, di tenacia e di superbo valore. – Cielo di Vienna, 9 agosto 1918.

Lodovico Censi
Lodovico Censi – Foto Cine Club Fermo

Nel marzo 1918 è assegnato alla 87^ Squadriglia “La Serenissima” e fornisce un significativo contributo al Volo su Vienna. E’, infatti, uno dei sette piloti che riescono a compiere questa impresa, ma il giorno prima del Volo è anche il protagonista di un episodio che poteva trasformarsi in tragedia.

Il giorno 8 agosto il comandante D’Annunzio decide di effettuare un secondo tentativo di volo con gli undici arei che sono rimasti dopo la prima disastrosa prova di volo, ma ancora una volta il maltempo costringe la squadriglia a ritornare indietro. In questa fase è particolarmente coinvolto il tenente Ludovico Censi che è partito in ritardo per noie al motore e che sta volando a tutta velocità per cercare di raggiungere la squadriglia. Non riesce ad avvistarli perché nel frattempo gli altri aerei sono ritornati indietro.

Sopra le Alpi Giulie le condizioni atmosferiche sono diventate impossibili a causa di una vera e propria bufera e Censi, per cercare di salvarsi, è costretto ad alleggerire l’aereo sganciando nel vuoto i volantini. Egli riesce con grande difficoltà a fare ritorno a San Pelagio, ma si prospetta il pericolo che i manifestini gettati in territorio austriaco possano allertare le difese avversarie; per evitare questa possibilità d’Annunzio decide allora di compiere il volo il giorno successivo. Questo episodio non impedisce al tenente Censi di far parte della squadriglia che il 9 agosto partirà per Vienna.

Nel 1919 Censi, con uno stormo di aerei, segue D’Annunzio nella spedizione di Fiume, dove il poeta proclama la Repubblica del Carnaro con la quale si vuole affermare un nuovo modello di ordinamento politico ed economico. Dopo sedici mesi, nel Natale 1920, l’avventura ha fine dopo uno scontro tra i legionari fiumani e l’Esercito italiano.

Il Trattato di Rapallo assegna la Dalmazia al Regno di Serbia, fatta eccezione per Zara che diventa parte del Regno d’Italia, mentre Fiume è prima considerata città libera sotto tutela internazionale e in secondo tempo viene annessa all’Italia. Ritornato in Patria, Ludovico Censi lascia l’Aereonautica militare e intraprende la carriera diplomatica con l’incarico di Console d’Italia che ricopre in diverse città e capitali del mondo.

Il 5 maggio 1950 viene collocato in pensione e si stabilisce a San Severino Marche, dove risiede fino alla morte avvenuta il 13 maggio 1964. Viene sepolto nel Cimitero comunale di San Severino dopo una solenne cerimonia funebre alla presenza di un picchetto d’onore dell’aereonautica militare. Sulla sua tomba è stato inciso il seguente motto:

Ardito pilota da caccia, con magnifico volo, affermava su Vienna la potenza delle ali d’Italia. 9 agosto 1918.

 

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[1] http://it.wikipedia.org/wiki/Volo_su_Vienna
[2] http://new.lecentocitta.it/il-tenente-ludovico-censi-e-il-volo-su-vienna/

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