Marino Laureati
Marino Laureati

Sin dalla sua entrata in guerra al fianco degli eserciti dell’Intesa, l’Italia dovette affrontare, oltre all’esercito austroungarico, anche il suo terribile ed efficiente servizio segreto: l’Evidenzbureau (EB). Le azioni dei loro agenti segreti infiltrati, tra i quali sembrava addirittura figurasse il cameriere segreto di papa Benedetto XV, arrecarono gravissimi danni soprattutto alla Regia Marina, che si vide far saltare in aria due delle sue migliori corazzate nei porti di Brindisi e di Taranto.

Al contrario, il servizio di controspionaggio italiano presentava diverse carenze, sia dal punto di vista dell’efficacia che dell’organicità, in quanto fu allestito in fretta e furia contro quello che fino a pochi mesi prima era un alleato.

Nave Leonardi da Vinci
Nave Leonardi da Vinci

Queste due pesanti perdite che, per numero di vittime (724), equivalsero ad una vera e propria sconfitta navale, gettarono nello sconforto e nella paura l’opinione pubblica del tempo. Perché, oltre al nemico esterno, era oramai chiaro che se ne doveva fronteggiare anche uno più pericoloso: quello interno, difficilmente individuabile e definito traditore. Non erano infatti pochi, gli italiani che, o per soldi o solamente per un ideale, passarono dalla parte del nemico, compiendo vari atti di terrorismo durante tutto l’arco della Grande Guerra.

Nave Benedetto Brin
Nave Benedetto Brin

La reazione della Regia Marina non si fece attendere. Venne messo in piedi un ufficio di controspionaggio per impedire che episodi come quello di Brindisi si potessero ripetere. A capo dell’ufficio venne posto il capitano di vascello Marino Laureati che, con l’aiuto di un esiguo gruppo di agenti, avviò una serie di indagini. Fortuna volle che durante lo svolgimento di queste si verificarono due episodi particolari: nel primo fu protagonista un fruttaiolo napoletano che comunicò – indispettito – alla polizia italiana di essere stato contattato da un esule italiano in Svizzera “per affari molto delicati”. Il commerciante fu spinto ad andare a Zurigo nelle vesti di infiltrato speciale per cercare di carpire più informazioni possibili; il secondo episodio vide i Regi Carabinieri cogliere sul fatto ed arrestare quattro italiani nei pressi di Terni mentre si accingevano a piazzare potenti cariche esplosive sotto la diga del bacino idroelettrico delle Marmore Alte e presso un deposito di armi. Uno di questi confessò di essere al soldo dei servizi segreti austroungarici (fu poi fucilato) e spiegò i meccanismi della rete. Le informazioni raccolte in questi due episodi smascherarono, tassello per tassello, l’esistenza di una vera e propria rete terroristica, che aveva il suo quartier generale nel consolato austroungarico di Zurigo.

Il controspionaggio della Marina scoprì, infatti, che subito dopo l’entrata in guerra dell’Italia, Vienna aveva spostato i suoi migliori agenti segreti presso il suddetto consolato con lo specifico compito di assoldare possibili “traditori” italiani per compiere attentati e sfiancare l’industria bellica italiana.
A capo dell’organizzazione austriaca vi era un ufficiale dell’Imperial-Regia Marina, Rudolf Mayer, alias Rudolf Breier, alias Schostell, alias Hoffmann, alis Dario Boffi con copertura di vice-console a Zurigo.
L’operazione Zurigo, così venne chiamata, permise di individuare e neutralizzare la centrale dello spionaggio austriaco per l’Italia, collocata nel Consolato austro-ungarico all’ultimo piano di un edificio sito tra la Seidengasse ed il civico 69 della Bahnhofstrasse di Zurigo.

Dirigenti dell’azione furono il c.v. Marino Laureati e il t.v. Pompeo Aloisi, diplomatico.
Venne organizzata la partenza dell’ufficiale Pompeo Aloisi, diplomatico di carriera, presso l’ambasciata d’Italia a Berna, con il preciso compito di coordinare le operazioni sul suolo elvetico. Nel frattempo si verificarono i sanguinosi fatti di Taranto e Mayer, promosso di grado, ottenne il permesso di spostare il suo ufficio segreto dal consolato in un altro edificio nel centro zurighese.
Il capitano Aloisi non aveva più dubbi: per annientare – o almeno rallentare – i piani degli austriaci bisognava recarsi nell’ufficio del Mayer e prendere tutti i documenti in cui comparivano i nomi dei collaboratori italiani e dei piani di sabotaggio. Aloisi cominciò così a studiare la situazione e a far sorvegliare – da alcuni seguaci italiani messi a sua disposizione – la palazzina dove aveva sede l’organizzazione austriaca. Il piano, arditissimo nei suoi modi, prevedeva di entrare nell’ufficio di Mayer ed aprire la presunta cassaforte dove si trovavano i progetti di sabotaggio e le cartelle dei sabotatori, smascherando così l’intera organizzazione.

Vennero assoldati diversi partecipanti al “colpo”. Il primo fu l’avvocato Livio Bini di Firenze, doppiogiochista a suo tempo assoldato dal Mayer tra i fuoriusciti italiani, fuggito in Svizzera per evitare una condanna per bancarotta. Bini, che però nel frattempo, facendo la spola con Firenze, era stato arrestato, si era offerto di collaborare. Tramite lui venne individuata, con assoluta certezza, l’ubicazione dell’edificio in cui Mayer aveva la sua centrale.

Stenos Tanzini
Stenos Tanzini

Poi due ingegneri triestini, ottimi agenti segreti: Salvatore Bonnes , irredento triestino, volontario di guerra ed ingegnere del genio navale, conoscitore della lingua tedesca, venne nominato addetto commerciale alla legazione italiana di Berna e il ten. Ugo Cappelletti, irredento triestino, ingegnere, volontario di guerra e tenente nel 3° artiglieria da fortezza, già dell’Ufficio I, nominato vice-console a Zurigo col nome di Damiani. Infine, gli “uomini di mano”: l’esperto tecnico Stenos Tanzini di Lodi, sottufficiale di marina, specialista torpediniere transitato nel servizio informazioni, fornì a Bronzin importanti indicazioni circa le abitudini e gli orari di sorveglianza del guardiano della palazzina obiettivo; e Remigio Bronzin, irredento triestino, alias “Remigio Franzioni (o Brausin)”, era un operaio della ditta Stigler di Milano (che fabbricava ascensori), esperto di serrature, disposto a combattere l’Austria con ogni mezzo. Accettò senza chiedere nulla in cambio.

Infine, uno scassinatore professionista, Natale Papini, prelevato dal carcere di Livorno con una doppia scelta: o Zurigo o il fronte, ex carcerato, rapinatore noto in ambito giudiziario per la sua destrezza, assoldato per fare da scassinatore. I documenti ci narrano anche la presenza di un basista nell’ufficio che poteva muoversi indisturbato al suo interno: il suo nome però è rimasto ancor oggi sconosciuto. Quest’ultimo fu importantissimo per tracciare il percorso da seguire, e per come prese i calchi delle serrature delle sedici porte che conducevano alla cassaforte.

Il blitz fu deciso per la notte del 20 febbraio 1917. Poco prima della mezzanotte, Papini, Bronzin, Tanzini (il caposquadra) e Bini penetrarono nell’edificio. Ma, giunti di fronte alla porta dell’ufficio del Mayer, scoprirono l’esistenza di una diciassettesima porta non prevista da nessuno perché sempre vista spalancata. Provarono a forzarla, ma per timore di essere scoperti, presero il calco e tornarono indietro.
Quattro giorni dopo, una volta che anche la diciassettesima chiave fu ultimata, si decise di effettuare un secondo tentativo, per la notte del 24. Alle 21:30 i quattro entrarono nuovamente nell’edificio e pochi minuti dopo si trovarono difronte la cassaforte. Una volta aperta, sventata la trappola del gas tossico fuoriuscito una volta rimossa la lamiera esterna, i quattro videro il suo contenuto: altissime somme di denaro (675 sterline d’oro e 875 mila franchi svizzeri), gioielli e una collezione di francobolli rarissimi. E molti documenti top-secret. Il bottino venne subito trasportato nell’ambasciata di Berna, dove si trovava il capitano Aloisi, e da qui, una volta catalogato, venne portato a Roma.

I documenti contenevano tutti i nomi degli attentatori e collaboratori italiani, ma anche quelli degli agenti segreti austroungarici operanti in Italia e negli altri paesi dell’Intesa, nonché i piani per nuovi attentati, che comprendevano attacchi contro la Banca d’Italia e il Parlamento. Seguirono poi una quarantina di arresti e quasi altrettante condanne a morte. Fu un trionfo. L’intera rete di spionaggio austroungarica venne spezzata, compiendo così un atto che, secondo anche il parere dell’ammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel, comandante supremo della Regia Marina, “valse più di una battaglia”.

Le fonti discordano sulla data precisa in cui si svolse l’azione. Infatti nei racconti di alcuni protagonisti si fa riferimento alla notte tra il 20 e il 21 febbraio, notte tra Martedì grasso e Mercoledì delle ceneri. Altre fonti riferiscono invece date diverse: notte tra il 24 e il 25 febbraio notte tra il 25 e il 26 febbraio notte fra il 26 e il 27 febbraio, con telegramma spedito da Aloisi il 28.

Tuttavia, la spedizione del telegramma da parte di Aloisi il 28 febbraio rende maggiormente plausibile che lo svolgimento dell’azione possa essere avvenuto invece nella notte tra il 27 e il 28 febbraio. Infatti è da ritenere altamente probabile che Aloisi abbia inviato il telegramma dell’avvenuta azione il giorno stesso (il 28 febbraio) perché l’azione ebbe termine poco dopo l’una di notte e alle 8 della mattina alcuni dei partecipanti presero il treno per Berna (dove si trovava Aloisi), città che raggiunsero in mattinata. D’altra parte il riferimento alla notte tra il 20 e il 21 potrebbe nascere dal fatto che in realtà l’azione definitiva fu il secondo tentativo; infatti alcuni giorni prima un tentativo aveva dovuto essere interrotto davanti all’ultima porta dove era custodita la cassaforte di Mayer (porta che non si riteneva fosse chiusa). È così possibile che alcuni ricordi si riferiscano proprio alla data di questa prima azione.

Marino Laureati fu insignito di una medaglia di bronzo al valor militare con la seguente motivazione:

“Al comando di una silurante la condusse con slancio e perizia esponendosi di frequente alle offese nemiche e contribuendo largamente al felice esito della giornata.”
Bengasi 19 ottobre 1911, Torpediniera Sirio

[fonti: http://www.europinione.it/il-colpo-di-zurigo/; https://it.wikipedia.org/wiki/Colpo_di_Zurigo]

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