Giulio Laureati
Giulio Laureati

Al comando del gruppo aviatori arriva una telefonata urgente, è il Re d’Italia Vittorio Emanuele III:
– “C’è il capitano Laureati?”
– “Sì, Maestà, lo mandiamo immediatamente a chiamare. Agli ordini, Maestà.”

Il Sovrano convoca immediatamente presso di sé il marchese Giulio Laureati, capitano pilota, uomo di assoluta fiducia e gli dà un plico carico di sigilli.
“È un mio messaggio al Re d’Inghilterra. Mi raccomando!”[1]

Il capitano Giulio Laureati, pioniere dell’aviazione italiana è decorato con medaglia d’argento e di bronzo per le sue audaci azioni militari sul territorio nemico durante la prima guerra mondiale. Nasce a Grottammare l’11 luglio 1877, si laurea a Pisa in Scienze agrarie per curare con competenza le proprietà terriere familiari, ma la sua passione è l’esplorazione degli spazi aerei. Fin dai primi anni del ‘900, in località Sentina di Porto d’Ascoli, inizia le sue sperimentazioni per autocostruire una macchina in grado di volare. Il suo sogno si realizza nel 1909 con la realizzazione di un biplano che chiamò “Veleggiatore Laureati” che collaudò l’anno successivo all’aeroporto Centocelle. Richiamato in servizio attivo nel Genio militare con il grado di Sottotenente è destinato al campo d’aviazione di Pordenone dove può continuare le sue sperimentazioni e conseguire il brevetto di pilota. Per specializzare questa sua attitudine e confrontarsi con gli studi di altri paesi viene inviato alle Officine Hotchkiss di St. Denis, a nord di Parigi, e in altre strutture aeronautiche nazionali. Il 2 novembre del 1913 compie il raid Roma-Bracciano-Civitavecchia. Allo scoppio della guerra, dal settembre 1915 al novembre del 1916 compì altre 1.600 ore di volo con grande audacia e coraggio; prese parte ad una azione aerea su Lubiana per la quale fu insignito della medaglia d’argento.

Partecipa in agosto al bombardamento su Fiume, meritandosi una Medaglia di Bronzo (Battaglione Squadriglie Aviatori). Il 15 agosto 1917 compì, da solo, il voloTorino-Napoli-Torino, senza scalo. Nel settembre 1917 fu promosso al grado di Capitano. Il 24 settembre 1917, partendo dal campo volo di Mirafiori a Torino compì, con a bordo il meccanico Caporale Angelo Tonsa, il volo Torino-Londra senza scali nel tempo record di 7 ore e 22 minuti su di un aereo SIA 7B equipaggiato con motore Fiat A.12. Giunto nella capitale britannica venne ricevuto da Re Giorgio V che gli conferì l’Ordine Reale Vittoriano.

Terminata la guerra, nel 1919, progettò un volo transatlantico per raggiungere il Brasile: prospettato alla Direzione dell’Aeronautica di Roma venne giudicato interessante, ma prematuro. Nel 1927 si ebbe conferma della validità del progetto quando il Gen. Francesco De Pinedo, suo amico, volò in Brasile e in Argentina utilizzando l’idrovolante S. 55 della SIAI. Congedato con il grado di Maggiore, si trasferì a Gallarate dove assunse la direzione dei Cantieri Agusta.

Trascorse gli ultimi anni della vita nella sua regione, le Marche, e si stabilì a San Benedetto del Tronto dove morì il 23 dicembre 1943.

Giulio Laureati fu insignito di una medaglia d’argento e una medaglia di bronzo al valor militare con le seguenti motivazioni:

Medaglia d’argento
“Piloti d’aeroplano, durante un’azione offensiva sul nemico, spezzatosi uno dei motori del loro apparecchio mentre eseguivano lancio di bombe, compievano egualmente il loro mandato dopo aver provveduto, con ammirevole sangue freddo, ad eliminare un pericolo di un incendio a bordo. Con lunga e difficilissima navigazione, seppero, poi, ricondurre al campo il velivolo, che progressivamente perdeva quota, sotto l’efficace ed intenso fuoco dell’artiglieria nemica. Lubiana, 18 febbraio 1916.”

Medaglia di bronzo
“Pilota d’aeroplano da bombardamento, compì numerose azioni offensive, difficili per avverse condizioni atmosferiche, aspre per intenso fuoco di artiglierie antiaeree nemiche, che gli colpirono sovente l’apparecchio in parti di vitale importanza. Il 1° agosto 1916, percorrendo circa 150 km, su terreno avversario, superato con serena calma l’intenso fuoco di sbarramento, raggiungeva Fiume e ne colpiva efficacemente importanti opere militari, navigando a bassa quota per meglio precisare l’obbiettivo. Esempio costante di sereno sprezzo del pericolo, di singolare ardimento e di profondo sentimento del dovere. Trentino-Carsia Giulia, febbraio-novembre 1916”

[1] Giornale IL TEMPO, marzo 1960
[altre fonti: wikipedia, testi di storia locale, ricordi di testimoni]

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